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Fu ottenuto per la prima volta casualmente nel 1839, dalla polimerizzazione spontanea di un campione di stirene lasciato esposto alla luce, ma la reazione non fu compresa e descritta fino al 1845.
Con la messa a punto della sintesi industriale dello stirene (1869), fino ad allora ottenuto solo da fonti vegetali, il polistirolo cominciò ad essere proposto come sostitutivo del vetro e di altre materie usate all'epoca per produrre manufatti (celluloide, ebanite, legno).
In seguito allo sviluppo delle tecniche di stampaggio per iniezione, il polistirene divenne rapidamente una delle materie plastiche più iniziatori) capaci di produrre radicali, quali ad esempio i perossidi
La reazione è esotermica e la regolazione della temperatura deve essere tale da non permettere il surriscaldamento del reattore. Viene condotta in diverse modalità, in funzione del tipo di impianto e dei volumi di produzione coinvolti
in massa: il reattore contiene solo lo stirene e l'iniziatore, la temperatura viene mantenuta tra i 50 °C ed i 150 °C;
in sospensione: lo stirene viene mantenuto sospeso in acqua per agitazione continua; l'aggiunta dell'iniziatore provoca la polimerizzazione delle gocce di stirene, che si trasformano in sferette di polimero;
in emulsione: lo stirene viene mantenuto in emulsione in acqua attraverso opportuni prodotti tensioattivi.
In funzione delle condizioni di reazione è possibile regolare la lunghezza delle catene polimeriche, che solitamente consistono di un numero di residui di stirene compreso tra 500 e 2000. La lunghezza della catena determina la viscosità del polimero.
Il polistirene viene generalmente venduto in forma di sferette o piccoli chips trasparenti, adatti per essere fusi ed iniettati negli stampi o trasformati, per calandratura, in lastre per termoformatura o per l'accoppiaggio.



Un po' di storia